In Moscateria con l’escamotage del Moscato Secco di Simone Cerruti

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fabio bruno
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Ho avuto l’occasione di festeggiare i 30 anni di attività della Moscateria di Castiglione Tinella ed è stato un motivo per ribadire con forza che il Moscato è complessità.

Questa parte delle Langhe ha reso celebre in tutto il mondo il proprio panoramico distretto ed il vitigno Moscato Bianco grazie alla denominazione Asti.

Da poco c’è stato anche un passo in avanti con la neonata DOCG Canelli, un progetto nato per dare un’ulteriore spinta alla produzione di questo territorio.

Con un disciplinare più restrittivo rispetto al Moscato d’Asti, la Docg Canelli punta sulla qualità e cerca di ripercorrere le orme della denominazione che ha fatto scuola per ottenere il successo ed il giusto riconoscimento ad un territorio e alla Barbera, il Nizza.

Mi permetto di notare che la scelta di andare nella stessa direzione dei cugini del Nizza è fondamentale e lungimirante rispetto al progetto dell’Asti Secco del quale riserbo alcune perplessità per il tentativo di rilancio della produzione del Moscato dì Asti.

Esiste però una terza via, un escamotage, per il Moscato di queste colline.

Sei giovani viticoltori si sono riuniti e nel giro di un anno hanno fondato l’ Associazione Aroma di un Territorio ed in barba ai vecchi languorosi burocrati hanno già sottoscritto ed approvato un disciplinare. Sono dei fulmini questi ragazzi.

Il presidente dell’associazione Simone Cerruti mi spiega entusiasta che il disciplinare è particolarmente rigido per dare un’identità ben definita e qualità al Moscato Bianco vinificato nella versione fermo e secco.

Simone sottolinea che è il primo disciplinare in Italia nel quale c’è scritto nero su bianco che vieta totalmente l’uso di diserbo chimico.

L’Associazione Aroma di un Territorio che ora conta 8 soci, ha sede nel comune di Camo una frazione di Santo Stefano Belbo, da qui è nata l’idea del marchio esCAMOtage che contrassegna le bottiglie inserite nel progetto.

Come ho detto prima, sono dei fulmini questi ragazzi, una dimostrazione che con le capacità tecniche e con la volontà di fare sistema, anche in Italia si può realizzare in poco tempo un progetto serio e competitivo.

Durante i festeggiamenti Simone insieme al cicerone e aiutante di casa (così si è definito) Giulio Roero mi hanno raccontato dell’agriturismo e dell’annessa Azienda vitivinicola.

Nel caratteristico paesaggio composto dalle storiche dolci colline del Moscato Bianco si colloca l’agriturismo Moscateria condotto da Simone Cerruti e sua mamma Claudia.

Lui ha una grande passione per la sua terra e per il vino tanto da realizzare una piccola produzione dalla vigna intorno all’Agriturismo. Da Simone nasce l’idea della Moscateria, un percorso che valorizza i cibi ed i vini radicati nella tradizione contadina di queste caratteristiche colline.

Confesso che dopo aver letto Moscateria sono tornato un ragazzino.

Altre volte l’ho scritto sui miei post [link], il Moscato è il vino che ha dato i battesimi enoici alla maggior parte dei piemontesi (ndr).

Per molti ragazzini di un passato ormai remoto, il primo assaggio di vino era il Moscato. Oltre che per la sua leggerezza e dolcezza, era, ed è tuttora, molto apprezzato per la corrispondenza gusto-olfattiva dell’acino (anche nella dolcezza) di Moscato tramutato in vino.

Bevi un Moscato d’Asti e sembra di mangiare l’uva appena colta in vigna.

Sono i motivi per i quali mi avvicino al bicchiere di Moscato sempre con una nota nostalgica. Il vino in questione è sinonimo di felicità perché lo si apprezza normalmente in qualche ricorrenza da festeggiare e questo è di per sé un ottimo motivo per berlo; accompagnare il vino con la convivialità è un aspetto importantissimo, direi che è fondamentale per ogni appassionato enologico, non bisognerebbe mai perdere di vista il vero piacere e la semplicità di un bicchiere di vino unita ad una buona compagnia.

Simone Cerruti produce dal vigneto di 4 ettari due etichette di moscato, due di barbera ed una grappa di moscato, piccoli numeri dai quali nascono ottimi vini.

La Barbera d’Asti e la Barbera d’Asti Superiore sono di buona fattura, precise senza sbavature dove la notoria freschezza del vitigno aiuta la beva dei due vini ben strutturati nonostante il caldo che imperversa in queste giornate di fine luglio.

Il moscato Matot è dolce ma non troppo ed è volutamente fatto così, mi riferisce Simone, per non risultare stucchevole, un vino dedicato al padre perché rispecchia la sua personalità saggia ma con uno spirito di un ragazzo, infatti Matot Vigna Manzotti è un vino piacevolmente fresco e dinamico ottenuto con le uve della vigna vecchia Manzotti.

La novità e protagonista della serata è “Nicchia” un vino bianco di Moscato vinificato secco e fermo. Il nome Nicchia è un omaggio al territorio, indica il soprannome che il Conte Cavour e Massimo d’Azeglio davano alla contessa di Castiglione Tinella: Virginia Oldoini.

È un vino fermentato e affinato in barriques di rovere francese per 5 mesi.

Nicchia è per Simone Cerruti il risultato personale del progetto in precedenza descritto, infatti le bottiglie sono contrassegnate dal simbolo esCAMOtage, il marchio registrato dell Associazione Aroma di un Territorio.

E’ un Moscato secco ben fatto, si distingue per il suo equilibrio tra acidità, sapidità e morbidezze, il profumo è delicato con i tipici sentori del Moscato, fruttato (pesca), erbaceo, si avverte la tipica nota di salvia, ha un buon finale leggermente amaricante e persistente, non stanca, si beve molto volentieri e induce al continuo sorseggiamento.

Quando la città si fa troppo calda (ma il suggerimento vale per tutto l’anno) passare un week-end o una settimana alla Moscateria, nella zona Camper o alloggiato in una stanza del complesso, ti rinfresca e alleggerisce la mente guardando il bel panorama collinare, magari sorseggiando un Moscato Tonic oppure un cocktail a base di Vermouth Rubens e Moscato, una fresca bevanda battezzata la stessa sera dell’evento dal poliedrico Simone Cerruti col nome “Moscato Sbagliato” perché “i bastian contrari hanno sempre ragione”.


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