IL libro del riscatto, 8 giovani produttori raccontano l’Aroma di un Territorio


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fabio bruno
fabio bruno

Il biglietto da visita del libro già è tutto dire: prefazione di Carlo Petrini e postfazione di Walter Massa; cosa ci vuole di più per essere invogliati a leggerlo?

La prima reazione che ho avuto leggendo il titolo e i nomi degli autori del libro, è stata quella di pensare che si trattasse veramente di qualcosa d’interessante, e infatti non ha disatteso le aspettative.

Ma senza perder tempo, fornisco immediatamente il link per leggere gratuitamente il libro in versione e-book Fabriano Editore:

https// Moscato: pane burro e acciughe

Da tempo vado ripetendo che quando sento il profumo e il sapore del vino di questo vitigno, che è esattamente uguale a quello di un acino di Moscato mangiato, mi fa tornare bambino, quando appunto lo si mangiava come uva da tavola ed è stato per me e per moltissimi piemontesi il “battesimo” col primo cucchiaino di vino.  

Ringrazio ancora una volta Simone Cerruti per avermi fatto toccare con mano un anno fa l’Associazione Aroma di un Territorio, devo ancora capire come le nostre strade si sono incrociate per poi ritrovarmi catapultato nella Moscateria di Simone alla presentazione del Moscato secco. Da quel giorno, dopo aver ascoltato, scritto [Link] e capito la loro impresa, mi sono sentito privilegiato per aver conosciuto un’organizzazione di notevole interesse appena nata, tant’è che mi sono affezionato alla storia (e soprattutto ai vini) di otto ragazzi che vogliono fare una rivoluzione, quella descritta nel libro.

Otto ragazzi giovani e otto capitoli dove ognuno racconta il fantastico luogo nel quale operano, descrivono la vinificazione del proprio vino e spiegano a turno un pezzo del rigido disciplinare, il loro esCAMOtage, il marchio che contraddistingue il vino da tutti ritenuto impossibile ma da loro sognato e realizzato.

Si inizia da Guido Vada (Guido Vada Azienda Agricola) che racconta di quando era bambino e i genitori gli dicevano “la terra è bassa”, in sostanza era già una strada segnata perciò è diventato elettromeccanico ma la passione per la vigna è stata più forte tanto da iscriversi alla facoltà di viticoltura e enologia di Torino. Nel suo intervento descrive la necessità di inserire alcune proposte nel disciplinare esCAMOtage e come riqualificare il territorio paesaggistico.

Si prosegue con Emanuele Contino (Azienda AgricolaTeresa Soria) un enotecnico diplomato nel 2007 e rivela orgogliosamente di aver fatto il vino fino all’anno del diploma ancora con il vecchio torchio a mano dei nonni e facendo filtrazioni con i vecchi sacchi olandesi, adottando così delle vecchie soluzioni non potendosi permettere in famiglia i nuovi macchinari di vinificazione. Il suo contributo si concentra su come i piccoli produttori del loro territorio debbano vinificare e non vendere solo le uve.

Poi è la volta di Francesco Bocchino (Tojo Winery) che, grazie ai racconti e agli insegnamenti di sua nonna Anna, i sogni non li ha trovati in un cassetto ma li ha trovati in una cassetta d’uva. Si Focalizza in molteplici problemi e ne propone le soluzioni già inserite nel disciplinare molto restrittivo che ha stipulato insieme ai soci.

Stefano e Daniele Cerutti (Azienda Agricola Cerutti) raccontano una storia differente, anomala rispetto ai loro affiliati, riportano le vicende di due fratelli nati a Torino che da giovanissimi fecero una scelta coraggiosa, decisero di trasferirsi a Perletto. Iniziarono a sottoscrivere mutui importanti riscattando terreni che furono stati in gestione del nonno e acquistarono altri vigneti della zona e colsero un’opportunità, l’opportunità del Moscato fermo e secco.

Gabriele Saffirio (Azienda Agricola 499) inquadra il quarto capitolo con una domanda: perché la sua è l’unica cantina a Camo? Esamina la situazione storica, culturale, geografica e i collegamenti stradali di Camo, un centro arroccato su di cucuzzolo quasi a strapiombo. È una magnifica terrazza sui colli della zona, eppure, pur essendo un’area del Patrimonio Unesco, non è valorizzato. Da questo presupposto ha sentito l’esigenza di fare sistema e aggregazione, ed è stato fortunato, perché l’ha trovata come socio fondatore nell’Associazione Aroma di un Territorio.

Si continua ancora con la metamorfosi di Fabio Grimaldi (Cascina Lodola) che da ragazzo senza meta in giro per Canelli è diventato un viticoltore con la passione dei vini bianchi strutturati come quelli della Borgogna, da qui parte il sogno di creare un vino che sia la massima espressione del suo territorio e realizza Finalmente il suo bianco strutturato secco fermo e Moscato.  

Una valanga di idee arrivò a Luca Amerio (Tenuta il Nespolo)  di fronte a 10 quintali di Moscato che sarebbero dovuti servire all’industria ma che invece Luca ebbe l’opportunità di vinificarli come meglio credette, senza costrizioni, e dunque, quale occasione migliore fu mai giusta se non quella di provare a vinificare quel vino che per molto tempo gli occupò la mente? E secco fu.

L’ultimo e ottavo capitolo lo scrive il presidente di “Aroma di un TerritorioSimone Cerruti (Azienda Agricola Simone Cerruti) nel quale ripercorre le vicissitudini personali strettamente legate alla sua terra, fa il punto della situazione e rilancia con tenacia la scelta di otto ragazzi (il più anziano ha 39 anni) di affrontare decisioni difficili ma necessarie per dare con coraggio una nuova vita a tutto ciò che amano di più della propria terra: i ricordi, le persone, la tradizione, la cultura, il vino.

Ricordo ancora il link per leggere gratuitamente il libro in versione e-book Fabriano Editore:

https// Moscato: pane burro e acciughe


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