Il vino è un alimento, IVA al 4%


Autore :

fabio bruno
fabio bruno

Dal sito FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti) leggo la nota finale di una notizia [link] :

“Inoltre FIVI per favorire l’acquisto di vino e per sostenere il settore vitivinicolo, ha chiesto anche che, fino ad almeno il 31/12/2023, l’aliquota IVA non sia quella ordinaria del 22%, ma quella agevolata del 10%.”

È la comunicazione della lettera fatta pervenire ai ministri del governo da parte dell’associazione e la nota finale mi pare che sia un’ottima iniziativa.

Da un po’ di tempo mi balenava in testa l’idea di rendere il vino un alimento anche a livello giuridico per far fronte al disastro economico provocato dal covid-19, in questo periodo anomalo e di incertezza assoluta può essere l’occasione giusta per dare un reale contributo al settore vinicolo.

Non sono un esperto in materia fiscale ma mi chiedo ad esempio perché il caffè, il cacao e il cioccolato (un’elaborazione) siano tassati al 10%, sia chiaro, lo trovo giusto, fanno parte della nostra cultura ma non sono esattamente prodotti necessari per l’alimentazione. Allo stesso modo vale per l’olio d’oliva con aliquota al 4% come bene primario. 

E il vino? Attualmente le cose stanno così :

  • uva per produrre vino: aliquota al 10%,
  • vino: aliquota ordinaria al 22% .

Presumo che per il vino ci sia una condizione sfavorevole con l’iva al 22% per un discorso legato all’alcol, oppure prevale il fatto che sia una lavorazione (anche tutti i prodotti da forno lo sono) ma questi miei dubbi non sono il nocciolo della questione. Ciò che conta è come fare ripartire il settore vitivinicolo e secondo me tutti i consorzi e associazioni dovrebbero farsi sentire e spingere per il vino al 4%. 

Per i produttori a livello di costi di lavorazione non cambierebbe nulla, invece per i consumatori e i rivenditori la faccenda sarebbe enormemente positiva, meno costa il vino (ovviamente mantenendo la stessa qualità) e più il vino aumenterebbe le vendite in modo esponenziale. 

Insomma, il vino italiano con questa misura sarebbe una risorsa anche in tempi normali.

Tutte le associazioni e consorzi vitivinicoli dovrebbero prendere esempio dal FIVI e rilanciare e spingere al 4% in modo definitivo senza periodi di scadenza, una battaglia economica e anche “culturale”, una motivazione corale, quella che il vino torni ad essere un alimento e certamente diverrebbe il motore di ripresa per l’economia italiana.


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