Prima del Coravin c’è il Bag In Box

Autore :

  Fabio Bruno

Rilancio le considerazioni dell’articolo intitolato “Se utilizzassimo il bag in box per la didattica del vino?”  scritto da Angelo Peretti nel suo blog Internetgourmet, osservazioni che si riferiscono alla sua e alla mia presa di posizione a riguardo del Bag In Box (bib).

La questione è molto semplice, prendo spunto da ciò che vedo quotidianamente per interpretare quale sia il rapporto del consumatore medio con il vino, ad esempio osservo il comportamento di chi entra in una piccola enoteca vicino a casa mia, un rivenditore di prodotti in bottiglia e sfusi.

Tutti i giorni parecchie persone (perlopiù uomini da 50 anni in su) entrano nel negozio con in mano la tipica cassetta in plastica a manico da sei bottiglie contenente dei resi pronti per essere riempiti di vino sfuso, la cosa mi piace perché si continua la tradizione del vino a tavola, però, a questo punto, mi chiedo, perché non provare a bere con più gusto e più piacere spendendo comunque molto poco?

Lo sfuso, qualitativamente parlando, non è che sia il massimo, mentre il vino in bib dà più garanzie di integrità, perciò diventa perfetto per il bere quotidiano ed è il primo passo per una educazione al gusto, e chissà, se un giorno da quella enoteca, le stesse persone con la cassetta da 6, dopo aver provato la differenza tra sfuso e bib, incominciassero ad uscire dal negozio con in mano delle bottiglie sigillate.

Ribadisco perciò il concetto funzionale e didattico del bag in box consigliandolo vivamente a tutti ed in particolare a chi consuma, saltuariamente o periodicamente, vino sfuso o vino in brik di bassa qualità.

Sono sicuro di consigliare questo tipo di approccio al vino a chi non ha dimestichezza nel riconoscere la buona qualità di una bottiglia, l’ho testato con diversi miei amici e conoscenti, non ho convinto tutti ma una buona parte di essi ha cominciato a fare più attenzione alla qualità.

Coloro che invece non hanno fatto seguito alla mia proposta, sono persone a cui, legittimamente, non interessa scoprire le sfaccettature del vino, lo bevono per abitudine come con qualsiasi altra bevanda, altri invece sono legati, anch’essi legittimamente, alla tradizione del vino sfuso, per costoro non è possibile che i loro nonni e i loro padri abbiano bevuto per anni un vino probabilmente scadente anche se ossidato sino all’ultima bottiglia travasata.

Dopo di che, non sogno una lezione in un corso per sommelier di solo bag in box, però infilare un bicchiere in bib, ogni tanto, alla cieca, con altri vini a confronto (quando il profilo e tipologia dei campioni è lo stesso) non sarebbe male, secondo me più di un corsista si stupirebbe; in ogni caso, se ne dovrebbero stupire per primi i relatori e convincersene i produttori.

Non ho neanche il desiderio di piazzare un cubo da 5 litri in mezzo ad un tavolino di una cena a lume di candela, il prodotto bib va usato nei giusti modi e ambienti, allo stesso modo come lo si fa, ad esempio, con le diverse tipologie di bicchieri.

È lunga ma si può fare.

Trovo anche molto semplice capire il perché del vino conservato in bib sia buono.

Tecnicamente all’interno della scatola c’è una sacca alimentare che non rilascia alcun tipo di gusto e odore, soprattutto il vino contenuto è sottovuoto, in assenza di aria.

Questo dovrebbe far capire ed alzare le antenne a chi vuole un vino integro senza alcuna alterazione.

Il contributo maggiore di questa tecnica (grazie al cielo) è quella di non contagiare il vino contenuto nel bag in box con gli agenti esterni anche dopo la prima e le successive spillature, infatti, il rubinetto (spillatore) ha al suo interno una valvola di non ritorno, in modo tale da non permettere all’aria di entrare dentro alla sacca, questo particolare si traduce in ZERO ossidazioni per più di due settimane.

In questo preciso momento, mentre sto scrivendo le caratteristiche del bib, mi è balzato in testa un altro prodotto usato per mantenere integro il vino nel suo contenitore dopo averne usufruito di qualche bicchiere.

Una strana associazione mentale, anche se, per il loro utilizzo, sono due strumenti agli antipodi.

Hanno funzioni diverse ma tecnicamente hanno lo stesso fine, quindi sparo una piccola suggestione che a qualcuno potrebbe risultare una provocazione :

“prima del Coravin c’è il Bag In Box”.

Penso che il titolo di questo articolo sia intuitivo (soprattutto dopo aver letto lo svolgimento), tuttavia se cliccate qui, ci sono alcuni dei miei perché di questa affermazione, ed in aggiunta, una piccola spiegazione per chi non sapesse cosa sia il Coravin. Qui.

 

Fabio Bruno

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