Alla scoperta dell’oro di Pantelleria deliziosamente secco – Kazzè, una vera rivelazione

Autore :

  Fabio Bruno

L’ho trovato!

Il sogno di ogni appassionato di vino è quello di trovare nel mezzo di un’isola selvaggia una cantina scavata nella roccia e, dopo aver attraversato la grotta con mille difficoltà lottando con mostri indescrivibili, trovarsi di fronte ad uno scaffale impolverato, con su di esso una bottiglia ricoperta di ragnatele incastonata in una cella, la quale, soltanto tu, ovviamente, puoi scardinarla da un sistema di sicurezza comprensivo di punteruoli e tagliole, ingegnato per non raggiungere la bottiglia eletta.

Beh, non è andata proprio così, alla Indiana Jones, ma ogni tanto capita fra le mani un’ ottima bottiglia che pochi conoscono, praticamente ignota alla critica e alle guide del settore.

Nella mia ricerca l’unico fatto che corrisponde al racconto fantasioso sopra narrato, è quello che il vino in questione si produce in un’isola, un luogo che scatena tutta la fantasia e la poesia di un territorio in mezzo al mare, capace di produrre un vino da tutti riconosciuto come una perla del Mediterraneo.

Il vitigno è il Moscato d’Alessandria comunemente detto Zibibbo, il vino è solitamente un passito e l’isola è quella di Pantelleria.

Non l’ho scovato in una grotta nel mezzo di una foresta ma in un altrettanto posto decisamente insolito per la vendita di bottiglie di vino, infatti si trattava di una cartoleria.

Sì, proprio così, dove meno te lo aspetti, ed io adoro “salmonicamente” andare controcorrente. 

Molte volte sono entrato in questo esercizio per comprare i materiali scolastici per i miei figli, ed ogni volta (lo confesso, con un po’ di titubanza) che avanzavo nel negozio, davo uno sguardo agli articoli alimentari sistemati in un’area apposita.

Si trattavano di articoli confezionati, vasetti contenenti delle primizie, verdure sott’olio o sottaceti, oppure legumi particolari, confetture, salse ed alcune bottiglie di vino e birra artigianale.

I miei dubbi si sono dissolti non appena ho parlato con il proprietario Francesco Moccia dell’omonima Cartolibreria Moccia sita in Vinovo (la città in cui vivo).

Francesco ha una passione per l’agricoltura, tutti gli articoli alimentari sono prodotti selezionati da lui stesso, non dal grossista di turno, ma piuttosto Moccia è abituato ad informarsi sulle lavorazioni prevalentemente artigianali e cerca consigli da persone competenti del settore agroalimentare.

E’ un piacere conversare con Francesco sulle sue proposte commerciali perchè si denota in lui una conoscenza approfondita delle sue offerte, è il tipico commerciante che tenta di perseguire una strada diversa dai soliti clichè inseguendo per quanto è possibile una passione.

Tra i vari generi alimentari in esposizione mi ha incuriosito in particolare la linea del marchio Kazzen: questa era composta da diversi prodotti, dei quali comprendevano tre tipologie di vino, ho deciso perciò di acquistare la bottiglia che più mi ha più stuzzicato della linea.

Si trattava di Kazzè un secchissimo Zibibbo di Pantelleria.

Per me è stata una vera sorpresa.

Una volta portato a casa, ho deciso di degustarlo durante il pranzo, il vino zibibbo si presentava con fantastico color giallo oro che, pur con il pallido sole di Torino, ha portato il calore dell’isola illuminando la tavola.

Un vino pieno di sostanza, si, perchè già alla mescita, si notava la densità del liquido, un fluido che mi ha indotto a praticare un esercizio che da tanto non applicavo, cioè quella di guardare intensamente gli archetti sul bicchiere allo stesso modo di come le osserva un principiante alle prime armi, ed in tale modo mi sono sentito davanti a questo vino per me ancora tutto da scoprire.

Un turbinio di profumi aromatici del vitigno si sono scatenati nel bicchiere appena riempito, gli stessi profumi che si trovano in un passito di Pantelleria, al punto d’ avermi fatto confondere le idee ed attendere il dolce del passito in bocca.

Profumi freschi inizialmente, poi confetture di albicocca, arance e pompelmo rosa, miele, camomilla, un poco di zenzero, una punta di zafferano.

Col passare del tempo sono affiorate note di idrocarburi sia al naso che al palato, sorprendente.

Al palato un’ottima percezione gusto-olfattiva soprattutto per tutta la sfera che variava dall’agrumato allo speziato, ma è stato l’equilibrio tra alcolicità, sapidità e l’ottima acidità che ha reso questo vino armoniosamente secco e rotondo (non me l’aspettavo!) con una buona persistenza ed un finale mandorlato.

Come al mio solito, il vino l’ho accostato al cibo, il Kazzè essendo un vino ben strutturato ha avuto il suo culmine con la gorgonzola dolce, ed in generale con tutti i formaggi, anche i meno stagionati, ho constatato che in qualche modo il vino bianco secco Kazzè non tendeva a sovrastare i cibi più delicati ma è stato capace di “reggere” le pietanze più saporite e speziate.

Non male pure l’abbinamento con la pasticceria secca.

Buono anche da degustare da solo senza accompagnamenti.

Kazzè nasce dalle uve delle viti zibibbo ad alberello basso pantesco, dopo la raccolta delle uve viene sottoposto ad un abbassamento di temperatura fino a a circa 8°C, il mosto viene fatto fermentare per circa 30 giorni, il vino poi viene affinato per circa 2 mesi in bottiglia.

Penso che Kazzè sia uno di quei vini che si possano definire versatili.

Camaleontico.

P.s. : perdonatemi il  salmonicamente.

 

Cos’è la WineList

Fabio Bruno

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